Category: Hong Kong


Locandina Overheard Overheard è un film di Felix Chong, Alan Mak. Con Lau Ching-wan, Louis Koo, Daniel Wu Titolo originale Qie ting feng yun. Thriller, durata 100 min. – Hong Kong, Singapore, Cina 2009. MYMONETRO Overheard * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Johnny guida un team composto dai fidati Gene e Max in un’indagine pericolosa quanto ardua su una frode di inside trading. Notti trascorse a spiare il lusso e il vizio e a combattere la tentazione di farsi contaminare dal sottile fascino del denaro facile.
Avevamo lasciato Louis Koo in Accident, cuffie alle orecchie e perennemente in ascolto, e così lo ritroviamo in Overheard; ma da genio della messinscena e artista del crimine, diviene qui un agente anti-frode così disgraziato che la sua famiglia pare quella del conte Mascetti di Amici miei. A capo del team un’icona del cinema anni ’90 di Hong Kong, Lau Ching-wan, al suo fianco l’onnipresente e duttile Daniel Wu. Un terzetto di star, qui amici-colleghi-complici, che regala grandi momenti di cameratismo e un pizzico di sentimentalismo in un meccanismo a orologeria che concede poco alle ragioni del cuore. Continua a leggere

Locandina Overheard 2Overheard 2 è un film di Felix Chong, Alan Mak. Con Daniel Wu, Louis Koo, Kenneth Tsang, Ching Wan Lau, Michelle Ye. Thriller, durata 121 min. – Hong Kong, Cina 2011.

Tre poliziotti si trovano a lavorare su un caso di intercettazioni caratterizzato da inganni e doppi giochi. Un misterioso mercenario intercetta illegalmente le comunicazioni di un potente e corrotto broker di Hong Kong. Lo scenario è quello dell’alta finanza, dove il confine tra legalità e reato è davvero sottile. Continua a leggere

Locandina Bodyguards and AssassinsUn film di Teddy Chan. Con Donnie Yen, Leon Lai, Nicholas Tse, Jun Hu, Tony Leung Ka Fai.Titolo originale Shi yue wei cheng. Azione, durata 139 min. – Cina, Hong Kong 2009. MYMONETRO Bodyguards and Assassins * * * - - valutazione media: 3,17 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Per gustare al meglio Bodyguards and Assassins occorre lasciare da parte qualunque pretesa di verosimiglianza nella vicenda del Dr. Sun Yat-sen, fondatore del Kuomintang e fautore della fine dell’Impero Cinese. Come già per Once upon a Time in China di Tsui Hark, la vicenda storica è consapevolmente stravolta e diviene quasi un plot secondario rispetto alla messinscena spettacolare di scontri di arti marziali e all’esibizione trionfante di un cast all star. Continua a leggere

Risultati immagini per Il Furore della Cina colpisce ancoraUn film di Lo Wei. Con Bruce Lee, Maria Yi, James Tien, Han Yin-Chieh, Tony Liu. Titolo originale Tang shan da xiong. Avventura, durata 102 min. – Hong Kong 1971. MYMONETRO Il Furore della Cina colpisce ancora * * 1/2 - - valutazione media: 2,53 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il fantomatico furore della cina è incarnato da Bruce Lee, che troviamo qui al suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo. La recitazione approssimativa di gran parte del cast non toglie alla trama il seppur lieve merito di possedere qua e là qualche barlume di originalità. Problemi di ritmo in partenza, ma una volta cominciato lo show della star di Hong Kong il girato scorre finalmente fluido. Continua a leggere

Risultati immagini per Vendicami

Un film di Johnnie To. Con Johnny Hallyday, Sylvie Testud, Anthony Wong Chau-Sang, Lam Ka Tung, Lam Suet. Titolo originale Fuk sau. Azione, durata 108 min. – Hong Kong, Francia 2009. – Fandango uscita venerdì 30 aprile 2010. – VM 14 – MYMONETRO Vendicami * * * - - valutazione media: 3,17 su 39 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Una donna, un uomo, due bambini. Lei di origine francese, lui cinese. All’improvviso la morte che entra in casa per mano di sicari che compiono una strage. Solo la donna si salva. Suo padre, Costello, raggiunge l’Estremo Oriente con un proposito preciso: vendicare la morte del genero e dei nipoti. Per farlo ingaggia tre killer che ha scoperto in azione mentre eliminavano l’amante infedele di un boss della malavita.. Con il loro aiuto cercherà di portare a compimento la missione che si è prefisso. Continua a leggere

Risultati immagini per Cena a sorpresa

Un film di Sammo Hung. Con Lola Forner, Jackie Chan, Sammo Kam-Bo Hung, Yuen Biao Poliziesco, durata 107 min. – USA, Hong Kong 1988. MYMONETRO Cena a sorpresa * - - - - valutazione media: 1,00 su 1 recensione.

Una furba ladruncola si finge prostituta per derubare in tutta tranquillità gli ignari clienti. Un giorno, un sicario cinese tenta di ucciderla: lei non può certo immaginare che sia assoldato da suo zio, al corrente di un favoloso lascito che le è stato destinato e del quale è totalmente ignara. Continua a leggere

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Un film di Wong Kar-wai. Con Leslie Cheung, Andy Lau, Carina Lau Titolo originale À-fei zheng chuang. Drammatico, durata 95 min. – Hong Kong 1991. MYMONETRO Days of Being Wild * * * - - valutazione media: 3,38 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Hong Kong, 1960. Il giovane dissoluto Yuddy seduce e poi abbandona due ragazze – la cassiera Su Li-Zhen e la cantante Mimi – prima di partire per le Filippine alla ricerca della sua vera madre e delle radici che lo possano ancorare alla vita.
È con Days of Being Wild che Wong Kar-wai diventa l’autore che in seguito il mondo conoscerà e a cui tributerà infiniti elogi. Se As Tears Go By era ancora fortemente legato alle meccaniche dell’industria di Hong Kong e a un certo modo di girare il connubio tra action e Continua a leggere

Locandina Ichi the KillerUn film di Takashi Miike. Con Tadanobu Asano, Nao Omori, Alien Sun, Shinya Tsukamoto, Susumu Terajima Thriller, durata 129 min. – Giappone, Hong Kong, Corea del sud 2001. MYMONETRO Ichi the Killer * * * - - valutazione media: 3,32 su 23 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il boss Anjo viene ammazzato da un misterioso killer in maniera estremamente truculenta, ma nessuna traccia viene lasciata. Per ritrovare Anjo, convinto che sia ancora vivo, il folle e sadico Kakihara, suo vice, accetta il consiglio dell’enigmatico informatore Jijii e per questo rapisce e tortura Suzuki, capo di un banda rivale, che si dimostra però estraneo all’accaduto. Per punizione Kakihara e il suo clan vengono estradati dal sindacato della yakuza di Shinjuku. La caccia non finisce, ed è sempre più complessa per Kakihara che non può immaginare che il Continua a leggere

 

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Un film di Wong Kar-wai. Con Leslie Cheung, Brigitte Lin, Tony Leung Ka Fai, Maggie Cheung, Carina Lau. Titolo originale Dong Xie Xi Du. Avventura, durata 95 min. – Hong Kong, Cina, Taiwan 1994. MYMONETRO Ashes of Time * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

In mezzo a un deserto si trova la dimora di Feng Ou-yang (Leslie Cheung), esperto di arti marziali divenuto sicario a noleggio. Gli fanno visita diversi personaggi, ognuno con le sue storie e le sue bizzarrie: uno spadaccino che sta diventando cieco ed è pronto al suo destino (Tony Leung Chiu-wai), uno spadaccino esuberante in cerca di un’identità (Jackie Cheung), un fratello iperprotettivo e relativa sorella (Brigitte Lin), un fascinoso e solitario individuo che Continua a leggere

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Un film di Wong Kar-wai. Con Leslie Cheung, Jacky Cheung, Maggie Cheung, Carina Lau, Tony Leung.Titolo originale Ashes of Time Redux. Azione, durata 93 min. – Hong Kong 2008. MYMONETRO Ashes of Time Redux * * * * - valutazione media: 4,25 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari..

In un mitologico jianghu al di là dello spazio e del tempo, Ouyang Feng è un maestro di spada decaduto che vive ritirato nel deserto fra cinismo e solitudine. Abbandonata la spada, svolge ormai solo il ruolo di tramite fra spadaccini mercenari e uomini desiderosi di vendetta. In un ciclo completo delle stagioni dell’Almanacco cinese, passano dalla sua casa l’affascinante cavaliere errante Huang Yaoshi, i due ambigui fratelli Yin e Yang del Clan Murong, uno spadaccino tradito dalla moglie sulla via della cecità e il rozzo e affamato guerriero Hong Qi. Il loro passaggio dà luogo a sanguinosi combattimenti, ma per Ouyang Feng segna soprattutto una diversa prospettiva sul valore dei ricordi, la precarietà dei sentimenti e il suo amore perduto di un tempo. Continua a leggere

Locandina italiana Happy Together

La storia è molto semplice. I protagonisti si amano, emigrano in Argentina, si lasciano e si ritrovano fino a che uno dei due decide di fare ritorno ad Hong Kong. Ciò che rende interessante il film è che, nei panni dei due protagonisti, troviamo due attori divenuti famosi grazie a film d’azione. C’è poi la regia, sempre estremamente attenta all’uso del mezzo, di Wong Kar-Wai che ci trasmette l’inumanità di un mondo che non riesce ad accogliere l’umanità disperata che lo abita.

 

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Un film di John Woo. Con Chow Yun-Fat, Anthony Wong Titolo originale Lashou Shentan. Poliziesco, durata 125 min. – Hong Kong 1992. MYMONETRO Hard Boiled * * * - - valutazione media: 3,17su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Durante un’azione di polizia in una sala da tè, perde la vita un agente amico di Tequila (Chow Yun-fat). La sete di vendetta di quest’ultimo lo porterà involontariamente a ostacolare i piani dell’agente Alan (Tony Leung), infiltrato nell’organizzazione del sadico trafficante d’armi Johnny (Anthony Wong).
The Killer rappresenta il lirismo dello heroic bloodshed, A Better Tomorrow la componente più melò ed essoterica,A Bullet in the Head il lato più politico e nel contempo personale; ma se si cerca la summa del cinema d’azione duro e puro secondo John Woo occorre rivolgersi a Hard Boiled. Nonostante le ingenuità di sceneggiatura e gli eccessi, è evidente sin dalla prima di una lunga serie di coreografie action, la sparatoria nella sala da tè, che Hard Boiled rappresenti una sfida lanciata da Woo a se stesso, per verificare fin dove è possibile alzare l’asticella dell’action movie, aggiornando la lezione di Siegel e Peckinpah alle esigenze, in termini di sangue ed energia cinetica, di fine millennio.
La balistica dei proiettili e le evoluzioni aeree dei contendenti sono esaltate da coreografie impensabili (la morgue o una sala da tè usati come corpi cinematografici funzionali allo shoot-out, immobili in un contesto in cui uomini e macchina da presa sono acrobati in perenne movimento), che portano alle estreme conseguenze l’invincibilità di eroi e malvagi e la sostanziale inesauribilità dei proiettili. Se i villain sono autentiche caricature, con Philip Kwok nei panni del killer spietato e infallibile e l’eclettico Anthony Wong in quelli del boss psicopatico Johnny, è il lavoro sugli eroi a esaltare la concezione del mondo e dei rapporti umani secondo John Woo. Tequila è uno dei personaggi più emblematici di Chow Yun-fat, nel contempo umile sergente che preferisce l’arte (il clarinetto) e il disimpegno (nelle relazioni) alla carriera, ma che è immediatamente disposto a sacrificare la vita per assicurare i criminali alla giustizia o per vendicare un amico; impagabili i siparietti con un barista ex-poliziotto interpretato da Woo stesso e che – ovviamente – incarna alla perfezione gli ideali del regista.
Ma ancor più suggestivo di Tequila è il personaggio di Tony Leung Chiu-wai, il cui approccio minimalista contrasta con la recitazione sopra le righe di Chow e Wong; è dal contrasto stridente tra gli stili recitativi che viene evidenziata la peculiarità di una psiche complessa (o comunque più complessa della media Woo) come quella di Alan, scissa tra personalità multiple e contrastanti: oggi killer implacabile delle triadi e domani poliziotto pronto a tutto pur di mettere fine al racket di Johnny. Un anticipo del tema sull’identità su cui Alan Mak costruirà la trilogia intera di Infernal Affairs.
Metafore come il richiamo a Shakespeare – quintessenza del dubbio – sono semplici e dirette, ma è il linguaggio che Woo meglio conosce per esporre la propria etica. Quando ricorre alle parole, naturalmente; per il resto c’è pur sempre il piombo.

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Un film di Danny Pang, Oxide Pang Chun. Con Angelica Lee, Lawrence Chou, Chutcha Rujinanon, Yut Lai So, Candy Lo Thriller, durata 98 min. – Gran Bretagna, Thailandia, Hong Kong 2002.MYMONETRO The Eye * * 1/2 - - valutazione media: 2,86 su 15 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Terrorizzante senza versare una sola goccia di sangue.The eye racconta la storia della giovane Mau, cieca dall’età di due anni, che, a seguito di un trapianto corneale, comincia ad essere perseguitata da ombre e allucinazioni. Diretto dai fratelli Pang, il film mescola perfettamente i canovacci del cinema di genere horror-soft, in cui la tensione è generata non tanto dal visibile ma dall’immaginato, con una struttura ed un’eleganza formale di rara perfezione che, alle volte, scade nel formalismo tout court soprattutto nelle scene in cui la protagonista suona il violino. Se il rapporto con il Sesto senso è abbastanza stretto dal punto di vista formale, ben altri sono i contenuti e i messaggi subliminali che offre questa spettacolare pellicola thailandese. Già il titolo fa intendere che il vero protagonista non è la ragazza ma gli occhi che le vengono trapiantati. Il grande Kubrick, in tutti i suoi film, inseriva inquadrature fisse di questo organo particolare, si pensi all’incipit diArancia Meccanica, alla forma di Hal9000 o alla scena del colloquio tra Modine e il sergente in Full metal jacket.
The eye è un film simbolico: lo spettatore è accompagnato gradualmente, così come graduale è la “guarigione” della protagonista, agli inferi. Novella cassandra, la giovane Mau rappresenta i senza voce/nome: coloro che devono acuire i propri sensi per essere “visti” dall’esterno. Una volta persa “la luccicanza” (Stanley scusa) e le caratteristiche che le permettevano di decodificare i segni e i segnali del mondo esterno, la protagonsta resta sola. Vede senza vedere. Fortunatamente, come al solito, l’amore riscatta: ma l’amore di The eye non è il melenso e glicemico sentimento tipico dei film hollywoodiani, ma il sentimento puro che permette al film, cupo, pessimista e tragico di chiudersi con un finale consolante ma non consolatorio. The eye fa sobbalzare dalla sedia. La tensione è fortissima ed il picco raggiunto nella breve ma memorabile scena sulla metropolitana durante la quale la protagonista capisce esattamente cosa le è successo durante l’operazione merita di restare negli annali del cinema. Probabilmente il cinema orientale negli ultimi anni ha subito una forte involuzione e lo spirito innovatore degli anni 80 e inizio 90 si è perso per sempre, ma finchè resteranno sceneggiatori, registi e attori capaci di emozionare e coinvolgere il pubblico con pellicole come The eye, lo sguardo dei cinefili sarà ancora rivolto a est.

Cinque Dita di Violenza_s.jpg

Un film di Cheng Chang Ho. Con Wang Ping, Lo Lieh, Hsiung Chiao Titolo originale Five Fingers of Death. Avventura, durata 102 min. – Hong Kong 1973. MYMONETRO Cinque dita di violenza * * * - -valutazione media: 3,00 su 1 recensione.

Un giovane si allena per la gara nazionale di arti marziali. Divenuto ben presto fortissimo – al punto che il suo maestro gli confida un colpo segreto e micidiale – attira le cattive intenzioni del padre di un rivale, che, per assicurare il successo al figlio, fa massacrare le mani al protagonista. Il ragazzo però guarisce, vince e si vendica. È il migliore film di questo genere finora prodotto.

Locandina Addio mia concubina

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Un film di Chen Kaige. Con Leslie Cheung, Zhang Fengyi, Gong Li Titolo originale Bawang bieji. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 170 min. – Cina, Hong Kong, Taiwan 1993. MYMONETRO Addio mia concubina * * * - - valutazione media: 3,38 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il titolo è preso da un’opera cinese dei primi del Novecento, scritta da Mei Lanfang. Il regista cinese Chen Kaige vive a New York, trapiantato da vero intellettuale. E il film, un affresco politico nascosto sotto la patina del melodramma, media la cultura cinese con lo stile registico occidentale. Non è certo una pecca, specialmente se il risultato, come in questo caso, è lusinghiero. Due bambini diventano amici mentre apprendono la durissima arte dell’attore. Infatti in Cina per calcare il palcoscenico si deve sottostare a regole durissime. Una volta scelti come attori per una famosa opera con protagonisti un re e la sua concubina le loro vite cambiano. L’attore che interpreta il personaggio femminile si immedesima a tal punto da diventare geloso e pericoloso quando l’amico si innamora di una prostituta. Tra intrecci politici e sentimentali si giunge alla tragedia. Bravi tutti gli interpreti principali, soprattutto Leslie Cheung e Gong Li, e una lode al direttore della fotografia, Gu Changwei.

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As Tears go by (cor subita)_s

Un film di Wong Kar-wai. Con Andy Lau, Jacky Cheung, Maggie Cheung Titolo originale Mongkok Carmen. Drammatico, durata 95 min. – Hong Kong 1988. MYMONETRO As Tears Go By * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 2 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Al suo primo film Wong Kar-wai non è ancora autore ma è già protagonista. As Tears Go By è un mix di stili contrastanti ma vibra di tutta la passione che solo il cinema di Hong Kong degli anni ’80 sapeva regalare. Sorta di remake sotto mentite spoglie del Mean Streets scorsesiano, è la storia di Wah, un gangster squattrinato, disilluso e per nulla ambizioso tentato dall’amore per una lontana cugina ma prigioniero di questioni d’onore e del bisogno di proteggere l’avventato Fly, dotato di una propensione rara per cacciarsi nei guai ad ogni occasione. Wong Kar-wai si mantiene nei limiti del cinema commerciale e di genere, con musiche ad effetto – colonna sonora comunque strepitosa, tra il jazz-rock di Teddy Robin Kwan e il remake di Take My Breath Away dei Berlin – e rispettando il canovaccio del noir con tutti i suoi cliché, ma è stilisticamente che reinventa il tutto. Luci al neon, step framing per sbalestrare lo sguardo durante le scene d’azione, inquadrature suggestive e figlie della nouvelle vague (alternate ad altre ancora molto grezze), ossia quelle che diverranno le stimmate di un autore memorabile e che in As Tears Go By si mescolano con effetto inebriante alla spensieratezza del cinema popolare. Superlativo il cast, composto da una Maggie Cheung perennemente struccata e trasformata nella ragazza della porta accanto, un Andy Lau pronto a vestire i panni del super-divo (con tanto di Ray-Ban alla Tom Cruise) e un Jacky Cheung istrione fino all’inverosimile come il Johnny Boy di Bob De Niro prima di lui. Anche se l’autentico protagonista, come sempre con Wong Kar-wai, resta il Fato, un destino ineluttabile che attende personaggi che, quasi consapevolmente, gli vanno incontro, affrontandolo con mirabile autolesionismo e acritica accettazione.

Locandina italiana The Yellow Sea

Un film di Na Hong-jin. Con Ha Jung-woo, Kim Yun-Seok, Jo Sung-Ha, Lee Cheol-Min, Kwak Byung-Kyu. Titolo originale Hwanghae. Thriller, durata 136 min. – Corea del sud, USA, Hong Kong 2011. MYMONETRO The Yellow Sea * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 1 recensione.

Gu-nam fa il tassista a Yanji ed è un Joseonjok, ossia un sino-coreano che parla entrambe le lingue, sostanzialmente visto come uno straniero dai primi e come uno schiavo dai secondi. Gu-nam deve infatti ripagare un debito enorme, contratto in seguito all’acquisto di un visto da parte della moglie, tornata in Corea. Approfittando della sua disperazione, il sordido Myun Jung-hak gli propone un modo per riappropriarsi della sua libertà: tornare in Corea per uccidere un uomo. Per Gu-nam si presenta l’occasione duplice di affrancarsi e di ritrovare la moglie.
Trainata dalla maestria dei Kim Jee-woon e Ryu Seung-wan, capaci di esportare il thriller-noir sudcoreano come un autentico manufatto di eccellenza in festival europei o nordamericani, una nuova leva di registi si fa largo a cavallo tra i primi due decenni del terzo millennio. Come per ogni buon discepolo la missione è la medesima: superare il maestro. Come farlo? Naturalmente alzando ulteriormente l’asticella del filmabile, spingendosi laddove nessuno aveva ancora osato. È stato così per Lee Jeong-beom con The Man from Nowhere e per Na Hang-jin con The Chaser, indimenticabile caccia a un diabolico serial killer. Proprio Na Hang-jin ritorna con The Yellow Sea, mostrando fin dalle prime inquadrature che le ambizioni sono cresciute: prima che il massacro abbia inizio, ossia per quasi metà film, quella che va in scena è la meticolosa e voyeuristica rappresentazione di un’umanità dimenticata da pagine di storia e rotocalchi delle news. Esseri umani ridotti a schiavi o a cani rabbiosi, per pagare colpe o ripagare debiti, in una terra di nessuno all’incrocio tra Corea del Nord, Cina e Russia. Gu-nam è uno di loro, ha messo a repentaglio tutto per amore e, accecato dalla gelosia, si infila nel più intricato e pericoloso dei pasticci. Finché non comincia a scorrere il sangue e la macchina da presa impazzisce, come un’incontrollabile shakey cam. Come in The Chaser ritorna il tema del doppio, con uno scambio di ruoli – eroe e villain – tra i due attori principali: Ha Jung-woo e l’ottimo Kim Yoon-seok. Al secondo tocca il ruolo di Myun Jung-hak, nemesi di Gu-nam e insieme suo simile, macchina di morte armata di accetta spacca-crani che non esita ad affrontare anche la più indicibile delle prove pur di raggiungere il suo obiettivo. A cercare di fermare i due uomini-belva un manipolo di poliziotti – qui ancora più idioti e autolesionisti del già basso standard proprio del noir sudcoreano – e i gangster al soldo di Kim Tae-won, damerini armati che nulla possono di fronte a chi nelle braccia della morte ha dormito per una vita intera. L’escalation di morte si protrae per ben due ore e mezza (qualcosa meno nella versione internazionale transitata a Cannes) di fronte alle acque silenziose e severe del Mar Giallo, spettatore e giudice dell’affanno di un’umanità in balia dei propri istinti primari, ignara della stessa esistenza di termini come “civiltà” e “speranza”.

Locandina italiana A Simple Life

A Simple Life_s

Un film di Ann Hui. Con Andy Lau, Deanie Ip, Wang Fuli, Qin Hailu, Paul Chiang. Titolo originale Táo Jie. Drammatico, durata 117 min. – Hong Kong 2011. – Tucker Film uscita giovedì 8 marzo 2012. MYMONETRO A Simple Life * * * 1/2 - valutazione media: 3,82 su 47 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tra l’anziana amah (domestica) Ah Tao e il suo padrone, l’attore cinematografico Roger, si instaura un rapporto che assomiglia a quello tra una madre e il proprio figlio, destinato a intensificarsi durante la degenza in ospedale di Ah Tao.
Una lunga carriera come quella di Ann Hui, dedita sin dagli inizi alla denuncia di storture della società e alla raffigurazione di spaccati di quotidianità raramente visti su grande schermo, non poteva che trovare coronamento in un film come A Simple Life, che già nel titolo pare assurgere a summa della poetica della regista. La storia di Ah Tao è quella esemplare della vita di una persona semplice, una donna costretta dagli eventi a trascorrere sin dall’infanzia una vita al servizio degli altri, ma che a questa condizione ha saputo infondere dignità e passione; una donna, a prescindere dallo status, speciale e unica, proprio come il fiocco di neve del vetusto stereotipo.
Riecheggia qualcosa di Ozu nella dinamica servo-famiglia, ma la cifra stilistica è inconfondibilmente quella di Ann Hui, che accarezza con la macchina da presa i corpi dei suoi personaggi, ma soprattutto le espressioni, anche le meno percettibili, carpendo sguardi e ammiccamenti furtivi tra due personaggi che spesso non necessitano di parole per comunicare il reciproco affetto. Quello che arriva al pubblico in una sorta di empatia che supera lo schermo e cresce man mano che Roger e Ah Tao capiscono di rappresentare la famiglia nella sua totalità l’uno per l’altro.
Proprio quell’Andy Lau che la Hui lanciò nel lontano 1982 di Boat People torna, ormai superstar, nei panni del protagonista di A Simple Life, privandosi di ogni glamour e dimostrando per la prima volta di accettare la sua mezza età e l’inesorabile verdetto del tempo che passa.
A fianco di Lau, diversi i cameo di celebrità del cinema di Hong Kong, tra cui un sorprendente Tsui Hark, che – con Andy Lau e Sammo Hung – riforma, in una breve parentesi di cinema nel cinema, la trimurti a cui dobbiamo Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma. Una lezione di compostezza e raffinata gestione dei sentimenti da un’instancabile osservatrice della vita umana.

Locandina italiana Hong Kong Express

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Un film di Wong Kar-wai. Con Tony Leung, Takeshi Kaneshiro, Brigitte Lin, Faye Wong, Valerie Chow. Titolo originale Chonqin senlin. Drammatico, durata 98 min. – Hong Kong 1994. MYMONETRO Hong Kong Express * * * 1/2 - valutazione media: 3,94 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Chungking Mansions, Hong Kong, 1994. L’agente 223 (Takeshi Kaneshiro) non riesce a dimenticare Ah Mei, la ragazza che l’ha lasciato, e arriva ad abbrutirsi mangiando ananas scaduto. Incontra una donna misteriosa con una parrucca bionda (Brigitte Lin) e se ne innamora. L’agente 663 (Tony Leung) frequenta assiduamente un chiosco dove lavora Ah Fei (Faye Wong), la quale si innamora di 663 senza che questi se ne renda conto.
Storie apparentemente parallele che parallele non sono, che in modo quasi impercettibile si toccano, o meglio si sfiorano, talora ingannando lo spettatore meno smaliziato. Per esempio quando Ah Fei compra il pupazzo di Garfield mentre la killer è fuori dal negozio, in un cortocircuito impossibile (dal momento che Ah Fei non può ancora aver conosciuto l’agente 663). Questo perché Wong Kar-wai – che col Tempo sin da Days of Being Wild ingaggia un duello che non troverà mai fine – distorce la continuity dell’intreccio nella stessa maniera in cui altera il senso di un’istantanea del presente, adottando a profusione lo step-framing, ovvero quella tecnica che permette, con un astuto trompe l’oeil, di congelare un singolo personaggio del frame mentre il resto della scena sembra muoversi a velocità doppia. Strumenti che permettono a Wong di (sovra-)comunicare la sensazione di solitudine e di smarrimento di uomini (e donne, anche se il pdv è principalmente maschile) in una metropoli così spersonalizzante da ridurre le identità a meri numeri. Ma per quanto annullate nella massa queste identità anelano alla ricerca dell’altro da sé, del proprio completamento, comprendendo che la difficoltà, se non l’impossibilità, di un successo è parte del gioco, crudele e spesso inspiegabile, su cui si regge il sentimento d’amore. Se il quadro generale tocca temi cari a Wong Kar-wai e li eleva a un apice di compiutezza, sono i dettagli ad aver reso Hong Kong Express un oggetto di culto – per quanto esoterico: Tony Leung che dialoga con i suoi pupazzi e indumenti, California Dreamin’ dei Mamas & Papas suonata a massimo volume, la dissertazione di Kaneshiro sulle ore e i centimetri che separano da un incontro (e da un innamoramento). Tutto costruito con la perizia di uno stratega dei sentimenti, che sa di poter donare a ogni dettaglio vita propria, ma infonde una passione così sincera nella sua creazione che non si corre mai il rischio di intravedere la mano che muove i fili da lassù. Apprendendo che il film è stato girato nelle pause di lavorazione dell’interminabile Ashes of Time non ci si crede, ma è anche così, nella fretta o quasi per gioco, che nascono opere fondamentali. Con la stessa apparente (e un po’ fatalista) casualità con cui, in Hong Kong Express, uomini e donne si amano o si lasciano e segnano così indelebilmente le loro vite.

Locandina Bruce Lee - La Leggenda

Un film di John Little. Con Bruce Lee, Kareem Abdul Jabbar Titolo originale Bruce Lee: A Warrior’s Journey. Documentario, durata 100 min. – Gran Bretagna, Hong Kong 2000.

Attingendo all’ultima pellicola di Bruce Lee, rimasta inaccessibile per 28 anni, John Little crea una straordinaria panoramica sulla sua vita, in parte documentario (contenente scene inedite girate dallo stesso Lee) e in parte esperienza cinematografica (grazie alle scene tratte dall’inedito).